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Uno studio fondamentale rivela l'efficacia condizionata della terapia senolitica a base di quercetina per la perdita ossea legata all'età

29/07/2025

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Uno studio clinico di fase 2 pubblicato in Medicina Naturale dimostra che dasatinib-quercetina Il trattamento (D+Q) migliora significativamente il metabolismo osseo nelle donne in postmenopausa con elevato carico di cellule senescenti, offrendo nuove prospettive sugli interventi anti-invecchiamento personalizzati per l'osteoporosi.

La senescenza cellulare come bersaglio terapeutico

La senescenza cellulare, caratterizzata da arresto irreversibile della crescita e secrezione pro-infiammatoria di SASP, è alla base delle patologie legate all'età. I ​​senolitici come il dasatinib (agente chemioterapico) e quercetina (flavonoide naturale) elimina selettivamente le cellule senescenti. Sebbene ampiamente utilizzato negli integratori, finora mancava una rigorosa validazione clinica.

Progettazione dello studio e risultati chiave

I ricercatori hanno studiato 60 donne in postmenopausa (62-88 anni) per 20 settimane:

  • Endpoint primario: Cambiamento del marcatore di riassorbimento osseo (CTx)
  • Endpoint secondario: Cambiamento nel marcatore di formazione ossea (P1NP)

Risultati complessivi

  • Nessun miglioramento significativo nella densità ossea (radio, collo del femore, colonna lombare)
  • Livelli di CTx/P1NP invariati a 20 settimane
  • Profilo di sicurezza: il 53% ha segnalato lievi mal di testa/disturbi gastrointestinali; nessun evento avverso grave

Scoperta di un sottogruppo rivoluzionario

I partecipanti stratificati in base al carico di cellule senescenti (livelli di mRNA p16 delle cellule T) hanno rivelato:

  • Gruppo ad alto carico (T3):
    • ↑34% P1NP (formazione ossea) a 2 settimane
    • ↓11% CTx (riassorbimento osseo) a 2 settimane
    • ↑2,7% di densità ossea del raggio
  • I gruppi a basso carico non hanno mostrato alcun miglioramento

    Implicazioni e direzioni future

    "L'efficacia di D+Q è strettamente correlata al carico basale di cellule senescenti", osserva il team di ricerca. "Ciò sottolinea la necessità di:

    1. Biomarcatori di stratificazione dei pazienti (ad esempio, quantificazione p16)
    2. Regimi di dosaggio ottimizzati (gli effetti transitori suggeriscono un dosaggio pulsato)
    3. Applicazioni estese nel diabete, nella fibrosi polmonare e nella senescenza indotta dalla chemioterapia."